Psicoanalisi della gestazione

Sandro Gindro  ci ha fornito una chiave di lettura di alcune problematiche ricorrenti nel lavoro clinico con i bambini, a partire da un’originale ipotesi eziologia, che le collega alle primissime vicissitudini del rapporto madre-bambino.  In particolare, egli ha studiato le connessioni esistenti tra le  rappresentazioni mentali del figlio durante la gravidanza e caratteristiche di personalità del bambino.[1]L’attività di ricerca ha riguardato le costellazioni psicologiche che caratterizzano la madre durante il periodo della gestazione, e che determinano le interazioni  che si vengono ad instaurare con il figlio fantasticato, così come con quello reale.

Il modello interpretativo elaborato da Gindro individua quattro tipologie di rapporto diadico madre-figlio/a, cui si collegano altrettante potenziali aree problematiche nello sviluppo psicologico del bambino.

Di seguito illustriamo in estrema sintesi le principali caratteristiche di ciascuna tipologia.

Il primo tipo è definito da Gindro quello del «bambino troppo voluto» .  Quando il bambi­no è intensamente voluto dalla madre e dal gruppo famigliare circostante, si manifesta durante l’attesa un eccesso di ansietà che finisce per avere i suoi effetti:  “Il bambino che verrà alla luce ostenterà una sicurezza solo apparente, ed una tendenza alla traco­tanza dominatrice sull’ambiente famigliare e sui genitori soprattutto, ma nei confronti del mondo esterno sarà piuttosto vile ed inetto. La sua imperiosità nei confronti dei genitori lo spingerà fino ad imporre la sua presenza nel loro letto; manifesterà una tendenza a piangere troppo.” (S. Gindro, Psicoanalisi della gestazione, Psicoanalisi Contro – Nuova Serie, Anno 12 n° 6, 1995)

Il secondo tipo di relazione è quello che si stabilisce con il «bambino poco voluto»: “Sono questi bambini che na­scono in una situazione di grande violenza, aggressività, ansia o depressione. Fanno mol­ta pena; sono insicuri; entrano nel letto dei genitori per avere la rassicurazione di essere al mondo; desiderano sentire la presenza fi­sica dei due genitori; sono bambini caratte­rizzati da grandi pianti difficili da consolare.”

Il terzo tipo è quello del «bambino troppo pensato». In questo caso, il nascituro viene sin da su­bito  caricato di un eccesso di aspettative: si immagina il suo aspetto, il suo futuro, si sceglie persino la sua professione. Sarà  questo  un  bambino profondamente  insicuro,  incapace  di  concludere  i  suoi  progetti, annoiato, poco in  grado  di  gestire il  proprio corpo, sempre  a  disagio;  esibizionista,  cercherà di intrufolarsi nel letto dei genitori per guardare ed essere guardato. Avrà un grande compiacimento nell’esibirsi in pianti teatrali e capricci clamorosi.

Il quarto tipo è quello del «bambino poco pensato». La madre durante la gravidanza non nutre fantasie sul suo conto, non lo coccola col pensiero, non gli ri­volge attenzione , riser­vandosi magari di amarlo quando sarà venu­to alla luce. “Sono bambini per i quali si an­nuncia un atteggiamento negativo, con ri­schio di autismo; comunque appaiono de­pressi, hanno difficoltà nella vita di relazio­ne; sono svogliati, con problemi psicosoma­tici e di deperimento organico. Non manife­stano particolare desiderio di entrare nel letto dei genitori. Sembrano quieti; piangono troppo poco; stanno soli al buio nella loro ca­mera senza lamentarsi e richiamare la pre­senza dei genitori; piangono sommessamen­te, sono troppo silenziosi, possono rischiare situazioni di disagio psichico.”



[1]           Questo studio, portato avanti durante gli anni novanta, si inserisce all’interno dell’originale lavoro di Gindro sulla psicoanalisi della gestazione.