Indagine qualitativa sull’abbandono scolastico

L’obiettivo conoscitivo di questa ricerca qualitativa è stato quello di raccogliere alcune storie di vita sufficientemente significative, rispetto alle caratteristiche che la dispersione scolastica assume in un particolare contesto metropolitano: la città di Napoli. Questo significa che bisognava tener conto sia di alcuni elementi di differenziazione tra i soggetti da intervistare, sia di alcuni elementi comuni.

Le interviste sono state realizzate in contesti territoriali particolarmente ‘caldi’ della città rispetto alla presenza di fenomeni di allarme sociale. Trattandosi di un approfondimento di carattere qualitativo, ovviamente l’individuazione degli intervistati non doveva rispondere a pretese di rappresentatività statistica del campione. Piuttosto, era importante poter raccogliere storie eterogenee, che presentassero alcune differenze rispetto sia al percorso scolastico, sia alla condizione attuale dell’adolescente. Queste indicazioni sono servite da linee-guida nella delicata operazione di individuazione e di contatto preliminare con i soggetti da intervistare, che è stata resa possibile grazie alla collaborazione degli operatori degli enti partecipanti al progetto. Operatori che avevano una conoscenza diretta dei ragazzi ed una abitudine di frequentazione dei loro luoghi di vita: elementi che non solo hanno facilitato il contatto degli intervistati, ma anche predisposto favorevolmente questi ultimi all’intervista.
E’ stato il ricercatore, accompagnato dall’operatore territoriale di riferimento, ad andare a cercare i soggetti delle interviste nei loro naturali luoghi di vita. La potenzialità di tale metodo di raccolta dei dati sta nel fatto che permette di non alterare la percezione reale del fenomeno, evitando di creare quell’artefatto di struttura di cui spesso vengono tacciate le indagini sugli adolescenti. Ciò ha apportato alle interviste una serie di indicatori qualitativi che sarebbero invece andati persi se si fosse creato un ambiente ad hoc, ‘formale’, per intervistare i ragazzi. E’ stato così possibile contestualizzare le narrazioni dei ragazzi all’interno del loro contesto familiare, sociale, amicale, osservando ‘dal vivo’ le loro interazioni e gli scambi comunicativi. Questa particolarità del luogo di raccolta dell’intervista ha consentito anche l’inserimento di voci ‘fuori campo’, costituite dai compagni, amici, familiari dell’intervistato, i quali hanno permesso, da una parte, il superamento dei freni inibitori (vergogna, senso di inadeguatezza) dall’altra la possibilità di una co-costruzione della propria storia attraverso un gioco di specchi in cui trovano posto auto ed etero-rappresentazioni, l’Io e il Sé.
A tale scopo, è stato utilizzato nella realizzazione delle interviste il metodo delle storie di vita che, per la sua caratteristiche di flessibilità, permette analisi di profondità che valorizzano la soggettività dei partecipanti alla ricerca.

Le storie di vita

Un vantaggio di questo metodo, sicuramente non secondario, è dato dal fatto che esso rispetta la libertà di espressione, la creatività, ma soprattutto dà dignità e competenza alla persona in un rapporto di reciprocità, evitando di porre i soggetti in posizione di inferiorità rispetto al ricercatore.
La storia di vita, incentrata sul modello narrativo, costituisce una fonte notevole di informazioni sul soggetto, sul suo modo di auto-rappresentarsi, di riorganizzare e dare senso agli eventi della propria vita, di raccontare la storia delle proprie relazioni, le proprie problematiche. La stessa storia di vita può essere considerata una composizione di testi appositamente selezionati con la finalità di conferire coerenza e continuità al Sé.
E’ proprio in questo processo che risiede la potenzialità trasformativa della narrazione, in quanto generalmente gli adolescenti sperimentano il mondo fisico e sociale come se fosse dato, inconsapevoli del sottostante processo interpretativo che accompagna tale esperienza. Il racconto che gli adolescenti fanno di sé e del mondo tende ad essere quindi autoreferente, mentre situazioni che stimolano la capacità narrativa, determinano la costruzione di una nuova versione della storia in alternativa a quella vecchia, abusata, fatta di schemi di significato condivisi e immutabili. In ultima analisi, la narrazione offre la possibilità di pensare alle proprie esperienze attribuendo ad esse un nuovo significato.
Le singole storie di vita raccolte nel corso dell’indagine rappresentano un campionario delle diverse sfumature di un fenomeno complesso e multiforme, nel quale, di volta in volta si assiste all’accentuarsi di alcune problematiche rilevanti ai fini dell’insuccesso e della dispersione scolastica. In tal senso, in ciascuna storia è possibile rinvenire un filo conduttore, che condiziona il percorso scolastico e ne determina l’esito fallimentare. Abbiamo quindi deciso di utilizzare le storie delle ragazze e dei ragazzi intervistati, come casi emblematici che si prestano alla illustrazione dei diversi fattori in gioco nel determinismo della dispersione scolastica.

Presentazione dei risultati

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