Princìpi ispiratori

L’inconscio, per Sandro Gindro, non è più una struttura interna della persona, ma viene a situarsi ed a strutturarsi nello spazio della relazione. “L’inconscio, per me, è una presenza continua e confusa che accompagna in modo palpabile la nostra vita cosciente. L’inconscio è mio, ma non soltanto mio; non si risolve tutto dentro di me. L’inconscio non è soltanto frutto della mia storia, ma è anche formato dalla storia degli altri che si pongono in relazione con me, diventando parte della mia storia. … L’inconscio si costruisce in un meccanismo di relazione e si trova sempre tra me e l’altro, tra l’io e gli altri; esso non è soltanto un patrimonio individuale e neppure un patrimonio soltanto collettivo. ” (S. Gindro,  La paura dell’inconscio - Dispense dei seminari 1978-79).

In questo brano troviamo una ri-definizione del campo dell’inconscio, che non solo viene collocato “fuori” del soggetto, tra l’io e il tu, ma viene definito attraverso due aree concentriche: inconscio individuale e inconscio sociale. Se da una parte l’io è portatore di una sua inestinguibile specificità che lo differenzia da ogni altro individuo, che lo rende irripetibile e assolutamente ‘originale’ nella sua costellazione esistenziale, dall’altra la sua soggettività ‘galleggia’ in un mare di contenuti psichici inconsci collettivi, in un universo condiviso con gli altri, che Gindro chiama inconscio sociale.

Indagare e cercare il senso di un individuo, secondo questa prospettiva, non può prescindere dalla considerazione del contesto sociale.  Ma non vi è soluzione di continuità o diversità di strumenti conoscitivi da utilizzare: “La società ha bisogno della psicoanalisi: l’inconscio non è soltanto dentro ognuno di noi, ma è anche un elemento costitutivo di ogni gruppo sociale (…) L’osservazione del comportamento del singolo paziente, come della società, richiederà modalità specifiche, come lo richiede, per esempio, la diversa situazione di una psicoanalisi infantile, ma la sostanza resta la stessa”  (Sandro Gindro, Da inconscio a inconscio, Alfredo Guida 1994).